clic su foto per ingrandire

sei in: Ristorante Collina > infinitesimale
barattoli infinitesimale

articolo infinitesimaleGRAPPA O NON GRAPPA?
di Elio Ghisalberti, (da Food & Beverage, marzo 2007)

Un ristorante vicino a Bergamo propone, grazie alla creatività degli chef, un modo nuovo per assaporare gli aromi dei distillati. Senza berli, ma cogliendone l’impressione olfattiva piu' profonda e fedele alle origini del prodotto. I puristi non storcano il naso.
Uno si immagina i fenomeni mondiali Adrià e Blumenthal, oppure i nostrani Scabin e Bocchia e si rtitrova invece a scoprire che anche tra i boschi non distanti da Bergamo, sulla strada che sale verso la Roncola (località nota per i locali dediti ai banchetti), si sperimentano e si scoprono delle novità forse rivoluzionarie, certamente interessanti. I protagonisti sono Mario Cornali e Giovanni Beretta, rispettivamente cuoco e pasticciere del ristorante “Collina” di Almenno S.Bartolomeo. Le loro “infinitesimali” le abbiamo assaggiate la prima volta con l’uovo torbato, in pratica una rielaborazione dell’occhio di bue (il “cereghìn”, per i milanesi, o ciareghì, per i bergamaschi) arricchito da uno spiccatissimo e caratteristico profumo di whisky. Sul piatto nessuna traccia di liquidi e alcolici: il trucco dov’è? Nell’infinitesimale, appunto, ovvero in una polverina ottenuta dalla disidratazione completa di miscela di zuccheri e di qualsiasi bevanda, infusione, diluizione, piu' o meno alcolica.
Profumo e gusto straordinariamente fedele all’originale (nel caso un Lagavulin 10 anni). L’applicazione della medesima tecnica estrattiva sorprende ancor più a fine pasto. Davanti ad un caffé corretto con l’infinitesimale di grappa. C’è ma non c’è la grappa, la si avverte distintamente sia al naso che al palato s enza avere, di contro, nessuna percezione della sensazione alcolica.

caffè infinitesimale
infinitesimale nera
infinitesimale piatto
Certo, l’alcol è completamente sparito, nemmeno una linea, completamente vaporizzato nel procedimento di elaborazione dell’infinitesimale. Si tratta, in pratica, della disidratazione totale, compiuta attraverso forni statici od essiccatoi, di un impasto ottenuto miscelando saccarosio e isomalto con una certa quantità di distillato o della bevanda alcolica dotata di forte caratterizzazione aromatica. Diversa dalla liofilizzazione che non solo ha altre metodologie ed applicazioni, ma si preoccupa di mantenere possibilmente inalterate soprattutto le qualità alimentari.
Dopo il trattamento le “polverine” vengono conservate senza alcun trattamento particolare in vasi di vetro. E mantengono intatte le proprietà sensoriali molto a lungo, praticamente per sempre. Possono venire utilizzate in vario modo, solo per dare gusto diciamo così a secco, oppure direttamente nell’elaborazione delle ricette.
Ma per provare l’infinitesimale bisogna a tutt’oggi raggiungere la periferia di Bergamo. Un motivo in più, non certo l’unico, per fare un salto in … “Collina”